Il continente bianco. Il gioco della sopraffazione

Il continente bianco. Il gioco della sopraffazione

Siamo dentro una partita a scacchi già decisa, nonostante l’avversario provi debolmente ad opporsi, in questa scacchiera i bianchi prendono tutto: Il Continente bianco.

Occorre stomaco per leggere questo romanzo e occorre tanta curiosità, quella apparentemente innocente che rischia quasi di ucciderti.

Sicuramente a farsi male saranno soprattutto gli altri, quelli che decidiamo di annientare, di sopraffare non solo fisicamente, ma soprattutto mentalmente.

l gioco del gatto col topo è chiaro, la via di scampo lo è sempre meno.

Schiacciare la minoranza colpevole di occupare i luoghi scartati dalla razza eletta, disgregare e separare goccia dopo goccia i popoli immigrati.

Sporchi, scuri, detentori di una lingua che qui non viene capita, occupanti di posti di lavoro che spetterebbero sempre e solo ad un italiano puro.

Allora ci appostiamo di nascosto, nei luoghi dove la luce non arriva, fino all’arrivo della puttana nera e del cliente bianco. Paura, botte, sangue.

Disgusto dentro il disgusto.

Tutto avviene sotto gli occhi cavi del Duce che, anche se non c’è più, tutto sa.

Il continente bianco è un libro che fa molto male.

Sanguino nel leggere di ciò che accade al giorno d’oggi.

Poi mi dico che è solo un libro e che è tutto inventato, mi illudo, cerco attenuanti inesistenti pur di non accettare che una parte oscura della storia venga inneggiata e usata per commettere delitti.

Un libro sporco di fango e liquidi corporei, intriso del male più oscuro.

Proprio della fascinazione del male ci parla mirabilmente Andrea Tarabbia, e di quella morbosa voglia di scoprirne l’origine, ciò che porta alla creazione del Continente Bianco.

Fare il male, e pensare a qualcosa che si ama persino.

Tarabbia affascina, la sua narrazione non lascia scampo, trascina a fondo senza farci rendere conto che il baratro ci sta ingoiando.

Ho gridato “ Stronzo, cosa diavolo stai facendo?” tante volte dentro questa sadica storia.

Il continente bianco crea la sua narrazione da un romanzo incompiuto: L’odore del sangue di Goffredo Parise.

Incontriamo infatti lo psicologo, la moglie dello psicologo e il giovane estremamente affascinante e consapevole del suo potere.

Una parte della narrazione si svolge proprio all’interno della casa e dello studio dello psicologo e di sua moglie.
Le sedute di terapia sono uno scambio talmente intenso e profondo che ad un certo punto non c’è più un confine netto fra il dolore e la morbosità dei due.

Fino a che punto ci si può lasciare affascinare dal male, fino a che punto si può arrivare credendo di potersi tirare fuori.

Il Continente bianco indaga il male ammantandolo di purezza, estremizza la morbosità e striscia come il serpente che appare più volte nel racconto.

Striscia e scava alla ricerca dell’estremo, della dominanza, del plagio.

Marcello Croce, luminoso nella sua bellezza quasi eterea, è il detentore del potere.

Un maestro degli scacchi, muove esseri umani gonfi di ideali, sottomette e schiaccia in nome dell’amore.

Nella blasfemia più estrema Tarabbia plasma una creatura quasi divina, gli attribuisce un cognome che ci riconduce sempre al pensiero di purezza e lo trasforma nel diavolo tentatore.

Si , quel ragazzo era bello di una bellezza insolita,

insieme nordica e nevrastenica,

e l’incontro con questa bellezza per qualche motivo mi inquietò …
Il suo nome era, come avrei saputo di lì a pochi giorni, Marcello Croce.

Un bianco atroce, che ingoia ed elimina tutto ciò che non combacia perfettamente all’ideale di purezza e ai valori decantati dagli appartenenti al Continente bianco. Niente deve rischiare di macchiare il bianco assoluto, nemmeno il sangue delle zecche.

La purezza mette una linea bianca tra ciò che è nostro e ciò che è altrui,

tra ciò che può continuare a vivere e ciò che, invece, può e deve morire.

La lotta al diverso però non si concentra soltanto verso i popoli che si trovano ai margini del sistema sociale, anche la borghesia, a cui il Continente bianco non appartiene, viene derisa e abusata.

Ne è la personificazione Silvia, sfruttata, plagiata e violata fino alla fine.

Un libro che ci parla di sfida oltre i limiti, di continua ricerca dell’estremo in nome di valori e perfezione, nel nome di quell’amore oscuro e deforme che amore non è.

Si può amare ed odiare profondamente un libro?

Il Continente Bianco ha suscitato in me questa dicotomia.

Ne ho amato follemente la narrazione che ammalia e spinge la curiosità ad approfondire argomenti e situazioni dalle quali, nella realtà preferirei evitare.

Un libro candidato al premio Strega che si colloca tra i primi posti nella mia personale lista delle preferenze.
A Proporre il Continente bianco è stata Daria Bignardi con la seguente motivazione:

È un romanzo forte, elegante, complesso, sul fascino del male ma soprattutto sul fascino della letteratura e dello scrivere. La storia di Silvia, la moglie perduta del dottor P. rubata a Goffredo Parise dell’Odore del sangue e reinventata con un’operazione raffinata e – mi viene da dire – pericolosa quanto affascinante, da Andrea Tarabbia, penso meriti l’attenzione del Premio.”

Qui trovi la trama

Che ci possa essere levità, e risa, e gioia, in chi compie qualcosa che per noi è orribile e violento- ecco è una cosa che non è tollerabile, che fa più male del male stesso perché dice che la vita,la vita di chi compie il male è, in fondo, nella gioia e nel dolore, non troppo dissimile dalla nostra.

O dalla mia.


Le ribelli che stanno cambiando il mondo

Le ribelli che stanno cambiando il mondo

Negli ultimi anni stiamo assistendo ad un importante risveglio del femminile, numerosi libri portano a conoscenza le gesta di donne altrimenti destinate al dimenticatoio; Le RIBELLI che stanno cambiando il MONDO va ben oltre.


Lo dice il titolo stesso, stanno cambiando Adesso il mondo, ed è proprio per questo che trovo il libro di Rula Jebreal innovativo ed assolutamente da non perdere.


Sono storie straordinarie, interessanti ed uniche, storie che passano troppo spesso in sordina proprio perché storie di donne.


Giornaliste, scienziate, sportive, artiste e politiche, sono nove Ribelli che hanno lasciato un segno importante in questa epoca.


Rula Jebreal ritorna, dopo Il cambiamento che meritiamo, come le donne stanno tracciando la strada verso il futuro per proseguire il discorso sul femminile.
Conferma l’importanza di un tessuto sociale costituito da donne che lottano costantemente per farsi ascoltare, per contribuire al benessere dell’umanità, per lottare contro i pregiudizi di una società che ci vuole sempre ai margini.


Il libro ha inizio con un racconto davvero emozionante, Rula ci parla di sua sorella, del grande esempio della sua vita.
Rauia è la donna che ha usato tutte le sue forze, fino alla morte, per portare avanti le sue lotte per la giustizia.


Dal letto di ospedale Rauia ha combattuto senza risparmio.

Ignorando lo sforzo che richiedeva anche soltanto articolare le parole,

inchiodava i medici sulla soglia della sua stanza,

chiedendo loro di poter decidere la propria morte e

spronandoli ad esprimere pubblicamente il proprio dissenso

di fronte a una legge civile che non lo consentiva.


Donne unite da intenti comuni: quelli di costruire un mondo migliore.


Oggi come ieri, sono donne che tengono per mano tutte quelle che hanno finora lottato per porre le basi, e ora è giusto parlare anche di loro.


In Ribelli che stanno cambiando il mondo incontriamo chi attraverso la rete, è stata in grado di costruire sistemi di ascolto e sostegno per una nazione intera, chi ha saputo farsi spazio nella ricerca scientifica donando all’umanità intera il suo contributo .


E ancora fotografe e reporter che rischiano la vita per portare alla luce ingiustizie e violenze nel mondo e chi ha saputo usare il cibo come strumento di protesta per mettere in atto la propria forma di rivoluzione.


Forti e a testa alta, pronte a lottare contro pregiudizi ancorati da molto tempo alla quotidianità.


E’ stata una sorpresa, finalmente un libro in grado di restare profondamente radicato nel nostro secolo.


Perché anche in questo secolo si stanno creando dei cambiamenti epocali.


Quelle di cui si parla in Le Ribelli donne che stanno cambiando il mondo,sono donne che ce l’hanno fatta.

Non si sono lasciate fermare dagli ostacoli e hanno resistito fino alla fine.


Sono le donne di cui dovremo parlare alle nostre figlie e ai nostri figli, perché rappresentano la concreta speranza verso il cambiamento.
Sono la nostra ispirazione e l’esempio per le nuove generazioni, cambiare le regole, senza arrendersi mai.

Le Ribelli che stanno cambiando il mondo

Per leggere la trama clicca qui

Ti suggerisco anche la lettura di:

Parole d’altro genere

Femminucce

Libertà in vendita

Non sono libera se un’altra donna non lo è,

anche se le sue catene sono molto diverse dalle mie

Audre Lorde

La Colonia. L’inguaribile ferita di un popolo

La Colonia. L’inguaribile ferita di un popolo

L’identità di un popolo affonda le sue radici nella sua storia e nella propria lingua, attraverso un viaggio in un’isola nell’isola, La Colonia ci accompagna all’interno delle dinamiche subdole della violenza coloniale.

I pensieri che leggerete di seguito, cari viaggiatori, scaturiscono dalla comunione fra la lettura di questo libro e il bisogno di sfogare dei sentimenti che sono legati anche al mio popolo, seppur appartenente ad una diversa isola; con una diversa storia, ma con lo stesso bisogno di essere riconosciuto.

Riconoscersi nella vita isolana non è una passeggiata, o meglio lo è per chi ha solo l’esigenza di spalmarsi la crema solare e di raggiungere la prima spiaggia affollata da altri turisti.

La vita quotidiana sull’isola è ben altra cosa, i giorni trascorrono nel tentativo di sopravvivere mentalmente alla monotonia di confini fin troppo calpestati.

Lo sguardo dei più giovani si stanca nel vedere all’orizzonte soltanto mare sconfinato.

La ricerca del nuovo, dell’illusoria modernità, li trascina spesso verso nuove scoperte.

L’importante è non dimenticare dove è stato piantato il seme e dove risiede la radice della storia del proprio popolo.

Il mare ruba ogni anno un pezzetto di costa e i voraci visitatori con la pretesa di uniformare il mondo, rubano pezzi di identità.

C’è molta rabbia nelle mie parole, lo so, ma l’isola , nel mio caso quella in cui vivo, è il grido acuto di dolore storico e contemporaneamente è il canto d’amore eterno.

L’isola non perdona, ma dà sempre un’altra possibilità.

Ho stretto spesso i denti mentre leggevo le pagine de La Colonia, c’è dentro tanta ricerca e voglia di raccontare la silenziosa e millenaria lotta di un popolo che vive accontentandosi di ricordare, finché si può, finché almeno le parole rimangono intatte come quelle antiche.

Parole tramandate, a volte solo sussurrate, per paura di venire additati come appartenenti a quella “specie” che ormai è quasi in via di estinzione, che è stata domata pian piano, a volte con il bastone e le bombe, altre volte con le leggi.

No, domata mai, ma smussata e depredata.

Dentro il cuore si insinua il bisogno di stare nell’ombra e ci si capisce soltanto con uno sguardo.

Perennemente in difesa per custodirsi dai predatori.

Irlanda come Sardegna, fa male al cuore.

Arrivano in tanti come moderni Lloyd, alla ricerca dell’emozione e dell’avventura ma solo a certe condizioni.

A volte vogliono solo immortalare la magia di certi tramonti, altre volte il tramonto lo vogliono proprio portare a casa e mettere in bella vista sul mobile all’entrata.

Altre volte sono alla ricerca dell’esperienza mistica, ripassando storia e leggende dell’isola in un opuscolo turistico e hanno la pretesa di spiegarci cosa è meglio.

Quando ci si preoccupa di chiedere agli abitanti dell’isola come la pensano?
Quando si ha il tempo di stare ad ascoltare invece che pretendere risposte?

Audrey Magee ne La Colonia pone silenziosamente tutte queste domande.

Un racconto per chi non ha bisogno di colpi di scena , ma preferisce immergersi nella vita di una piccola isola del nord Irlanda, quasi completamente spopolata, che può offrire soltanto autenticità.

Masson le accarezzò la mano per incoraggiarla a proseguire:

” Gli uomini dell’isola pescano ancora, ma le donne e i bambini non scendono più a riva,

non raccolgono più niente,ed è un gran peccato, mi rende molto triste, perché laggiù c’è moltissimo cibo,

tanto buono tra le alghe e i molluschi che possono difenderci dalle malattie.

Una narrazione malinconica e indimenticabile, un sapore amaro che porto dentro da sempre e che ritrovo in queste pagine.

L’autrice, finalista al Women’s Prize for Fiction, al Festival du Premier Roman e all’Irish Book Award con “Quando tutto sarà finito” è stata anche finalista la Booker Prize con La Colonia.

La storia che si svolge ad un ritmo tutto suo nella piccola isola, viene intervallata da fatti di cronaca molto pesanti che riportano l’attenzione sugli attacchi terroristici e sulle continue lotte che insanguinano l’Irlanda.

Uno schiaffo ad ogni capitolo che rompe l’apparente, ribadisco soltanto apparente, immobilità dell’isola.

Un capolavoro di consapevolezza.

La Colonia

Per leggere la trama de La Colonia clicca qui

Tà mé anseo anois.

Lloyd si vestì.

Che cosa significa?

Sono qui adesso.

Sì, sei qui.

Sketchbook vol.1. La sacra arte del segno.

Sketchbook vol.1. La sacra arte del segno.

Oggi cari viaggiatori voglio rompere la consueta routine di racconti, per invitarvi a fluire dentro il disegno senza parole: Sketchbook vol.1.

Si tratta di un’opera di Elena Albanese, artista già conosciuta per The goddess temple Oracle cards e per i meravigliosi lavori su commissione che rappresentano gli archetipi delle Dee.


Dedicarmi ad un sentire puro e, se vogliamo istintivo, è stata una splendida avventura.


Mi sono ritrovata a riflettere spesso su quanto siano necessarie le parole dentro le pagine e sono giunta ad una conclusione estremamente personale.
La lettura implica un necessario ragionamento, riflessioni sui fatti e anche tanta voglia di lasciarsi guidare dall’autore verso la meta da lui definita.
Questo ovviamente è intercalato da tutta quella serie di pause, durante la lettura, che portano la mia fantasia molto lontano, spesso creando nuove situazioni e possibili finali; è sempre un viaggio molto emozionante per me.


Un viaggio che non sempre si conclude con la fine del libro.


E quando il libro non parla nel modo consueto?

Avere fra le mani un libro fatto esclusivamente di immagini porta la mia mente a voler vestire la pelle del serpente, questo perché il serpente è un animale estremamente istintivo e leggendariamente potente.


Striscio lungo il tratto, saggiandone lo spessore e l’intensità.

Circondo l’immagine con occhi, pelle e sensi estremamente acuiti.


E poi mi lascio afferrare dall’emozione e ne divoro l’essenza.

Faccio in modo di divenire parte di quei corpi sacri che Elena sa così meravigliosamente sacralizzare.


C’è qualcosa di ferino nei suoi disegni, un’eco antica che si risveglia e inizia a pulsare forte e prepotente.
Un pulsare così importante che niente è più lo stesso, mi fondo come una macchia di colore nel dipinto e in un attimo…

Io sono lei e lei è me.


Ciò di cui vi ho appena parlato è il tumulto di emozioni che ho attraversato ad ogni pagina, dentro gli occhi di ogni creatura disegnata da Elena.


Non ho però gli strumenti adatti per parlare di tecnica, quindi ho deciso di lasciare che sia proprio la creatrice dello Sketchbook vol.1 a raccontarvi delle sue scelte e del suo percorso partendo innanzitutto dalla definizione di Sketchbook

Elena:

Uno schizzo, bozza o sketch è l’unione di quei primi segni esplorativi nella traduzione in immagine di un pensiero o visione.
Porta in sé la freschezza e l’immediatezza di un gesto istintivo che va man mano approfondendosi e affinandosi.
Lo sguardo si rivolge verso una direzione ad osservare e pian piano, attraverso lo scorrere della matita, si entra nell’ambiente, nella scena, completamente aprendo una relazione e un dialogo attivo con il soggetto incontrato.


Ricordo e tengo caro il giorno in cui udii delle parole molto simili a queste ultime, relative al dialogare, da John Howe uno dei miei artisti preferiti da cui ho avuto l’onore di poter apprendere qualcosa direttamente durante un workshop che tenne al Lucca Comics di un po’ di anni fa in una maniera totalmente delicata eppure estremamente potente.
Ne ricordo lo stupore, l’emozione, le lacrime e il mio guardare in maniera incredula la mia collega e amica poichè sentivo che stava provando ad esprimere qualcosa di molto profondo, che avevo provato e relazionato in maniera forte con alcune pratiche spirituali di viaggio, che avevano mosso emozioni molto profonde in me, conducendomi verso i contenuti che tento di esprimere.

Le sue parole e il modo in cui le espresse avevano smosso e consapevolizzato delle cose in maniera chiara.

Quell’incontro attivato, quel dialogo, è più prezioso del risultato finale dell’opera stessa e attraverso la condivisione dell’opera si può attivare un altro dialogo che si apre al mondo.

Perché Scegliere lo Sketchbook?

Ho sempre amato molto gli sketchbook dei vari illustratori e illustratrici che seguo e ne colleziono diversi, ognuno con la sua impronta personale assieme ai vari libri illustrati e non.

Adoro perdermi nelle loro esplorazioni che diventano talvolta dei carnet de voyage, dove si rivela parte della direzione del loro sguardo, del loro modo di vedere e interpretare, della loro emozione.


L’idea di produrre un primo volume che raccogliesse parte dei miei sketch e matite nacque intorno al 2013, dopo la produzione del mio primo libro illustrato.

Avevo iniziato a raccogliere e conservare le bozze migliori, a selezionare, impaginare, disfare, rifare da zero.

Poi il ritmo si è allentato per dar spazio ai progetti e lavori in corso, ma le immagini hanno continuato a muoversi quotidianamente.

Hanno bussato la porta, talvolta nei momenti più inaspettati, e richiedendo qualche ora di tempo rubato qua e là per sedermi e dare spazio a quel momento di relazione.


Questo libro contiene molta parte di quegli incontri e delle esplorazioni di questi anni.

Parte dagli elementali per muoversi attraverso alcuni dei volti della Dea.

Incontra donne medicina, mitologie (come ad esempio la Vǫluspá), il cammino spirituale, alcune tematiche esoteriche come il tarocco, il tema della morte.

Tutte tematiche a me care e fondamento della ricerca personale che incontra la mia espressione artistica.

Si riposa e rilassa poi su alcune pagine più prettamente fantasy, tra creature immaginarie ibride, liberando la mia parte più giocosa e fanciullesca.


Mi piace pensare che tra te, me e i soggetti ritratti nel libro si instauri un nuovo dialogo.

Un punto di incontro caldo come quel racconto attorno al fuoco di cui abbiamo parlato,

dove potersi guardare negli occhi e nell’anima con apertura di cuore e delicatezza.

Sono qui, sei qui… cosa ti ispira e tu come vedi, come senti, dove si dirige il tuo sguardo?

E se stiamo guardando nella stessa direzione cosa osserva il tuo cuore?

Se interessati all’acquisto, vi prego di contattare Elena Albanese nei social Facebook e instagram

Maledizione Notre-Dame

Maledizione Notre-Dame

Ci sono patti silenziosi, sussurrati nella penombra, inneggiano creature malvagie che emergono solo se evocate, come l’accordo sancito tra il demonio e il fabbro Biscornet che diede origine alla Maledizione Notre-Dame.

Biscornet è il fabbro divenuto famoso per aver creato le serrature delle porte di Notre-Dame, ma dentro quei meccanismi intricati pare si nasconda lo zampino del diavolo.

A quanto pare i servizi di Biscornet non si sono esauriti mentre era in vita.

Filippo il Bello è disposto a tutto pur di riuscire a salvare il proprio regno, persino ad attraversare quella porta nella notte il cui la luna è completamente nascosta.

Barbara Frale, storica esperta di Medioevo e storia dei Templari, ci trascina nel 1300 per farci assaporare la vita di grandi personaggi come Bonifacio VIII, Dante Alighieri e Filippo il Bello, re di Francia.

Maddalena viene rapita, panico e rabbia si diffondono mentre tante persone iniziano a costruire congetture sul mandante.
Lei non è una donna qualunque, bensì la nipote del Papa e questo pare essere un gesto di sfida verso il suo potere.
Un ordito fatto di ricerca storica e grande passione si intreccia ad una trama interessante ed avvincente.

Intrighi, suspance e piani segreti giocano una partita con la storia.

Maledizione Notre-Dame ci porta dentro il tornado provocato dallo scontro tra il potere temporale e quello spirituale.

I detentori di questi poteri sono: Filippo il Bello, re di Francia e il suo nemico Bonifacio VIII, che alla mera spiritualità preferisce il gioco politico e strategico.

Attorno a loro ruotano personaggi estremamente affascinanti, oltre al Sommo Poeta, si avvicendano uomini di grande saggezza, cultori della conoscenza, alchimisti, medici straordinari al confine fra scienza e magia.

Maledizione Notre-Dame è il quarto di una serie di romanzi storici che per il momento vede il suo epilogo con la morte dell’ultimo Templare e di Francesco il Bello , ma tutto lascia presagire un seguito.

La caratterizzazione di questi personaggi è ciò che ha attirato maggiormente la mia attenzione, insieme alle descrizioni minuziose dei luoghi, degli abiti e delle usanze del tempo.

Quest’ultimo punto, seppur interessante, ha però rischiato di allontanarmi dal racconto, costringendomi a tornare spesso indietro, superando le minuziose descrizioni, per potermi concentrare esclusivamente sui fatti.

Ripercorrere parti di un periodo storico, magari poco conosciuto, ha comunque un grande fascino.

Maledizione Notre-Dame è sicuramente un libro che ameranno gli amanti del genere.

Un libro in cui storia e fantasia sanno mescolarsi insieme come il più prezioso elisir alchemico!

Se vuoi leggere la trama clicca qui

Maledizione Notre-Dame
Parole d’altro genere. L’importanza della letteratura femminile

Parole d’altro genere. L’importanza della letteratura femminile

Cari viaggiatori, quello di cui vi voglio parlare oggi è un viaggio molto atteso, attraverso l’universo della parola scritta, tutta al femminile: Parole d’altro genere. Come le scrittrici hanno cambiato il mondo. A cura di Vera Gheno.

Vi parlo di “viaggio tanto atteso” non perché si tratta di un libro originale, ma per la maestria e la serietà con cui esso è scritto.


Diciamo che in questi ultimi anni le raccolte di autrici pullulano all’interno del mercato editoriale.
Ne troviamo di tutte le salse e, a dire il vero, trovo che facciano tutte il giusto lavoro di conoscenza e divulgazione che troppo spesso è stato volontariamente omesso.


C’è però una parte importante del libro che credo vada particolarmente presa in considerazione: tutti i discorsi che vengono fatti intorno alla vita, alle opere o a determinati scritti citati nel libro.


E in questo Vera Gheno eccelle.

Se sei una scrittrice,

prima o poi,

da qualche parte, ti chiederanno:

“ Ti consideri prima una scrittrice o una donna?”.

Attenzione. Chi lo chiede odia e teme sia la scrittura che le donne.

Margaret Atwood

Per chi ancora non la conosce, Vera Gheno è una sociolinguista, specializzata in comunicazione digitale, ha collaborato per vent’anni con l’Accademia della Crusca. Insegna all’università di Firenze ed è una Donna Femminista intersezionale.


Parole d’altro genere non si limita alla mera elencazione e presentazione di scrittrici passate. Con grande originalità si sofferma sul modo in cui queste donne sono riuscite a lasciare il segno, soprattutto dentro il nostro modo di pensare.

La diversità, ci racconta nell’introduzione, è la parola chiave del libro.

Infatti l’autrice cerca di diversificare riguardo la cultura, le etnie, ma anche le disabilità.


Vera Gheno assegna ad ognuna di loro una parola che in qualche modo ci indica la strada verso la scoperta del pensiero dell’autrice.


Una carrellata di scrittrici mirabilmente precedute da un lemma e dal pensiero dell’autrice.

Termina poi con una serie di preziosissimi consigli di lettura contemporanei. Uno spazio interessantissimo per chi desidera ampliare la propria conoscenza.

Ed è nello spirito della sorellanza che ho affrontato la costruzione di questo libro,

che adesso non attende altro che di essere letto.

Saffo, Sulpicia, Chiara d’assisi, Mary Wollstonecraft, Matilde Serao, insieme a molte altre vi delizieranno con i loro pensieri controcorrente.


Non mi dilungherò volutamente su di loro perché non vorrei rischiare di svelare troppo, proprio perché val la pena prendersi del tempo, magari ogni giorno, per leggere ciò che questo libro ci propone su ciascuna.


Sono pagine pungenti ed interessanti quelle che troviamo in Parole d’altro genere.

Esplorano il mondo femminile in ogni epoca e cercano di sfondare a colpi di parole i muri imposti dal patriarcato


Non dovremo dimenticare mai che queste scrittrici sono state volutamente messe in disparte.

Oscurate da una letteratura maschile che ha dominato soprattutto all’interno dei testi scolastici, precludendo ai giovani la possibilità di godere di nuove forme di pensiero.


E’ il momento di diventare ponte verso una più ampia conoscenza e di dare alle parole di queste autrici il posto che meritano.

Lo scopo è quello di riuscire a riscrivere il passato e di offrire un nuovo futuro con una prospettiva di possibilità più ampia.


Vera Gheno compie un prezioso lavoro di ricerca e riesce a dare voce a donne che per troppo tempo sono state messe a tacere. Invece sono esistite, hanno scritto, lottato e rischiato.


Parole d’altro genere le riporta alla luce, le colloca nel giusto posto e ci dona uno strumento prezioso per osservare il passato con un grandangolo, non un cambio di prospettiva ma un ampliamento; quello che poi ci darà la capacità di scelte diversificate per il futuro.

se vuoi conoscere la trama clicca qui

Parole d'altro genere

Il giorno che morirò, la notizia

dovrà seguire le pratiche consuete,

e di ufficio in ufficio attentamente

in tutti i registri verrà cercata.

E là, molto lontano, in un villaggio

dormiente al sole in cima alla montagna,

sul mio nome, in un vecchio registro,

una mano ignota traccerà una riga.

Alfonsina Storni

Libri in viaggio
Panoramica privacy

This website uses cookies so that we can provide you with the best user experience possible. Cookie information is stored in your browser and performs functions such as recognising you when you return to our website and helping our team to understand which sections of the website you find most interesting and useful.